giovedì, luglio 20, 2006

Il passaparola


Ricominciamo a parlare di questa mia tesi incentrata sull'informazione on line e su come Internet ha modificato e stravolto il fare giornalismo, lo scrivere, l'impaginare, l'essere un giornalista.
Ma cosa c'è al centro di tutto questo?

Ed ecco arrivare al termine della giornata, il PASSAPAROLA.

Nel mio leggere, rileggere, pensare e riscontrare quel sui cui riflettevo per la mia tesi, ecco che questa buffa parola è comparsa, tra una riga e l’altra, dell’abbozzo della mia tesi.

Il passaparola, che cos’è?

Il passaparola indica un sistema di comunicazione personale o lo scambio di informazioni di qualsiasi genere, il quale diventa uno strumento fondamentale per analizzare i sistemi di informazione e comunicazione.

Questa forma di comunicazione così tradizionale e, se vogliamo dirlo, così vicina alla realtà locali della nostra città, abbraccia in pieno la nuova tecnologia rappresentata da Internet, che ne estende il chiacchiericcio sino all’impossibile. Sappiamo bene come i piccoli paesi o le città dove tutti conoscono tutti, siano il regno incostrato della chiacchera con coloro che indentifichiamo come "il vicino di casa" il panettierei dietro l'angolo" o i parenti più stretti, ovvero coloro con cui ci relazioniamo. Ma, se alla base del passaporola stanno anche fattori quali la condivisione di uno stesso codice linguistico attraverso cui comunicare, la condivisione di una stessa cultura e di uno stesso territorio, oggi esso può allargarsi sino a diventare da locale a globale. Dobbiamo avere accortezza nell'accostare due termine così contrastanti?

Assolutamente no.

Lo stesso Roland Robertson, nel suo libro Globalization: Social Theory and Global Culture, indica con il termine glocal, nato dalla fusione dei concetti di globale e locale, a sottolineare come la Rete seppur tenda ad essere mondiale, si è dimostrata ampiamente funzionale anche per ciò che riguarda la comunicazione in ambiti geograficamente più ristretti, in direzione di un pubblico così detto di nicchia. La questione del cosiddetto «glocal» è stata dibattuta, ma rimane importante l'affermazione di Enrico Pulcini:

«Il desiderio più intimo di informazione dell’uomo è quello relativo alla zona dove si vive o si lavora [...], è quello di conoscere informazioni e notizie utili a muoversi e interagire con la comunità locale».
Ed è proprio quel che succede ai giorni nostri, nonostanti si urli alla globalizzazione, alla standardizzazione,all'omogeneizzazione,al pensare "al grande e non al piccino", i quotidiani e i portali che dedicano spazio e tempo alle realtà locali, hanno dimostrato di avere un asso nella manica. Hanno infatti attirato su di loro l'attenzione di tutti coloro che hanno ancora a cuore il passaparola tanto cercato al bar sotto casa mentre si gioca a briscola.

Come abbiamo detto, il solo riferire il termine passaparola, rimanda il nostro pensiero alle piccole comunità, agli incontri personali, face to face, i quali al giorno di oggi rafforzano il loro potere e la loro importanza ma vengono accostati da altre risorse. Internet permette un contatto che possiamo definire come simile ma non di certo uguale, permtte di comunicare in tempo reale, di chiaccherare del più o del meno, di informarci e nello stesso tempo di informare. Che l'argomento sia la politica americana, il calcio italiano o lo scambiarsi la famosa ricetta della nonna Brianzola della casola, che importanza ha?

Il passaparola si è cosi assicurato la sua sopravvivenza.

1 commento:

Rocco Pellegrini ha detto...

Il blog aiuta nel fare la tesi perchè una cosa è teorizzarlo un'altra il farlo.
E' una prova seria di editoria non solo personale.
D'altra parte, se Dave Winer lo consiglia ai democratici per vincere le elezioni del 2008, una ragione ci sarà.